Dragon News

Per il nono anno consecutivo i Rotary Club del territorio del bacino idrografico del fiume Sarno hanno bandito un concorso di idee a premi sulle tematiche inerenti il disinquinamento del Fiume Sarno. Tra gli obiettivi del Progetto Fiume Sarno promosso dal Rotary è quello di diffondere la consapevolezza sul Sarno e sul suo forte impatto sul territorio nelle giovani di generazioni che, dopo la formazione, sono coinvolte in prima persona nelle analisi sulle acque del fiume e sulla realizzazione di proposte che possano rivalorizzare e tutelare l’importantissimo corso d’acqua e le aree ad esso connesse.
Gli studenti del liceo G. de Bottis delle classi I e II B, accompagnati dalla referente del progetto prof.ssa Lucia Venturino e dalla profssa Concetta Polverino, quasi a voler celebrare la memoria del fiume hanno fatto un tuffo tra i testi antichi e hanno trovato il serpente sputafuoco, che misterioso disegna i piani e le colline: il Dragone. Il fiume Dragone, infatti, per tutto il Medioevo, venne identificato con il Sarno. Forse la stessa morfologia del corso d’acqua, serpeggiante e lungo suggerì il nome. Nel 553 d.C. sulle rive del fiume Sarno, che allora era detto Dragone, si svolse una sanguinosa battaglia tra le truppe del generale Narsete è l’ultimo re dei Goti, Teja che proprio sulle sponde di questo corso d’acqua morì, sancendo la fine della guerra greco-gotica. A darcene notizia è lo storico bizantino Procopio che parlando del nostro fiume lo definisce "Draconteo". La terra del Vesuvio è stata da epoca immemorabile ricca di acque provenienti da risorgive termali e direttamente collegate alla falda. Polle importanti si ritrovano ancora oggi a Castellammare di Stabia, a Torre Annunziata, a Pozzuoli, a Baia, a Ischia. La fascia costiera poi è ricchissima di affioramenti idrici e tutti più o meno importanti. A San Giovanni a Teduccio, a Portici, a Torre del Greco. E nel mare a pochi metri dalla battigia e a qualche metro di profondità le risorgive termali sono numerose e quasi tutte allineate con le linee di faglia. Il Fiume Dragone è nella storia culturale del Monte Vesuvio. Sembra un personaggio quasi. Una figura animale che sfugge in maniera destra e misteriosa a molte ricerche. Lo vediamo nell’immaginario del singolo come elemento della natura e nella credenza popolare, come affascinante abitatore di queste terre sotto forma di creatura lubrica e nascosta. Il Dragone è un po’ in ogni storia che si rispetti, dalle nostre parti. Pare quasi un simbolo di questa terra legata anche se in maniera lontana agli antichi miti che qui vennero celebrati. E così quasi per una sorta di trasformazione e di materializzazione il fiume, il corso d’acqua anche piccolo e nascosto diventa importante in quanto generato dalle viscere ignee del Vesuvio e prende a battesimo i simboli del fuoco e dei miasmi delle occulte caverne. Da fantasma, simbolo del mito diventa fiume e serpeggiando come animale primordiale diventa Dragone. Scavalca i dossi e le profonde gole della montagna borbottante. È possibile che il fiume Sarno, un tempo conosciuto appunto come fiume Dragone, fosse in qualche modo collegato a questi numerosi affluenti che bagnavano l’area detta un tempo Floris flubeum. Le diverse eruzioni vulcaniche succedutesi nel secoli hanno poi modificato la morfologia delle terre vesuviane seppellendo e cancellando questi piccoli “fiumi Dragoni”. 
Affascinava l'idea di poter ritrovare l'antico corso del fiume inghiottito dalle lave del Vesuvio e le 100 fontane sono in realtà il luogo,sulla fine della via Fontana, dove vi è il maggiore affioramento idrico dell'antico corso. Qui dopo un percorso ignoto, affiorava e confondeva le sue acque con il mare. Francesco Balzano nel 1688 ci scrive qualcosa a proposito del Dragone e racconta che il fonte era posto alla base della collina del Castello . Prima dell'eruzione del 1631 “…il mare batteva con le sue onde alla ripa del Castello senza però che offendesse il fonte che scaturisce sotto il Castello". L'eruzione del 1794 sconvolgendo e sovvertendo totalmente l'orografia del luogo ha deviato l'antico corso spostandolo verso nord in direzione dell'attuale via Fontana e generando bocche diverse di efflusso. Alla Scala nel piccolo golfo tra gli scogli del 1631 ed il Fronte di Calastro esistono ancora oggi evidenti affioramenti di acqua dolce. La lettura attenta del De Gaetano che ricerca in bibliografia con attenzione maniacale ci porta a considerare l'ipotesi (gia formulata da Ignazio Sorrentino) che l'intera area del litorale che va dalla Scala a Sora era solcata da antichi corsi d'acqua dolce che proveniva da sorgenti poste alle falde del Vesuvio.Nei pressi dei cantieri del porto, proprio nei pressi del Fronte sono evidenti gli affioramenti in acqua e sulla battigia. Nei pressi della spianata del porto, proprio sul finire della strada della Discesa del Fronte si osservano polle relative a risorgine in acqua e sull'arenile. Lungo i bordi della banchina esiste una condotta che da anni scarica in mare acqua dolce.
Di qui la necessità di un video di denuncia sul fiume dimenticato e sul luogo delle 100 fontane oggi, semisoffocato dalle costruzioni, dall'immondizia e dalla incuria soprattutto della gente, un edificio a base quadrata con i resti dei lavatoi degli abbeveratoi e delle cannelle che tanta gioia e salute arrecarono nei secoli ai tesseri. Oggi uno squallido edificio mal restaurato a memoria degli antichi fasti di un MONUMENTO di grandissimo valore a Torre del Greco. Oggi ricettacolo di immondizia e di pubblica discarica. Vergogna per la città e per tutti coloro che amano ed hanno amato la storia di questa terra.